Italianglish

Parlare una lingua straniera non è sempre facile, lo dico per esperienza, soprattutto quando si pensa di tradurre "al volo" la propria lingua. Ovviamente gli italiani sono maestri di questa "pratica" (per non dire "arte").
Se Fabio Capello, il nuovo allenatore italiano della nazionale inglese, ha dichiarato che imparerà a parlare inglese in 1 mese, faccio a lui ed alle persone che lavoreranno con lui i miei più sinceri auguri.
Ovviamente, con il solito english humor, i giornali inglesi si sono sbizzarriti in considerazioni su come possa fare uno come Capello, che is as English as spaghetti alla carbonara, ad imparare cosi' velocemente.
Hanno persino realizzato un manuale con le frasi più comuni che potrebbe avere da dire sul campo!
Ovviamente la situazione degli italiani al CERN non è molto diversa. Tutto sommato però è giustificata dal fatto che non siamo in Inghilterra, che la lingua ufficiale è il francese e che l'italiano è comunque una delle lingue ufficiali della Confederazione Elvetica.
Quello che "frega" veramente gli italiani, secondo me, nel parlare un'altra lingua, sono i modi di dire, i cosidetti "proverbi", i luoghi comuni. Molti ancora non hanno realizzato che queste frasi non si possono tradurre, o meglio che la loro traduzione non ha senso nel 99% dei casi.
Succede cosi' che le presentazioni di progetti, anche importanti, realizzate da italiani siano condite da frasi del tipo:
- We are at horse
- You can't have the barrel full and the wife drunk
- We are at the short irons
- ...
Ovviamente uno si può divertire a crearne tante altre:
- good like bread = buono come il pane
- large way we are there = grosso modo siamo lì
- in which sense? = in che senso?
- you can put your hand on fire = ci puoi mettere la mano sul fuoco
- here falls the donkey = qui casca l'asino
- there is no tripe for cats = non c'è trippa per gatti
- clear like the sun = chiaro come il sole
- good test = bella prova
- I am tired dead = sono stanco morto
- on this it doesn't rain = su questo non ci piove
- you are looking at the hair = stai a guardare il capello
- speak like you eat = parla come mangi
- everything makes soup = tutto fa brodo
- who doesn't die, is reseen = chi non muore si rivede
- but do you want to put = ma vuoi mettere
Ovviamente accetto suggerimenti per ampliare questa lista...
































listen from wich purple the lesson come from= senti da che pulpito viene la predica
break the eggs in the pannier = rompere le uova nel paniere
questa era vecchia…e scontata…in questo sito ci si spreca a banalità!
So goes the cat to the lard that she leaves her little leg
Tell me with whom you go and i’m gonna tell you who you are
red in the night, good weather we hope
we are at the doors with the stones (questa la diceva sempre alias su controradio)
” Il passaggio dalle porte di Firenze seguiva un preciso regolamento: all’entrata si doveva pagare una gabella, cioè una tassa.
[...]
Ogni mattina i Tavolaccini aprivano tutte le porte un’ora dopo l’Ave Maria dell’Aurora, per richiuderle all’una di notte: gli Stradieri chiudevano le porte, mentre i Tavolaccini mettevano il chiavistello e giravano la chiave. Prima di chiudere si avvisava la popolazione battendo il martello tre volte, in modo che coloro che erano vicino alle porte avessero il tempo di entrare o di uscire. Chi era nei paraggi tirava un sasso sulle porte per avvisare del suo arrivo: perciò è rimasto oggi il detto popolare “essere alle porte coi sassi”, che significa “arrivare all’ultimo momento”.”
http://www.florence-concierge.it/articoli/carlo5.html