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Per fare un parallelismo fra la situazione nel continuo e quella nel
discreto vediamo che nel primo caso la zona con l'assoluta stabilità è
situata nel semipiano negativo degli assi cartesiani (ovviamente sempre
nell'ipotesi che il punto di equilibrio sia posto nell'origine); per i valori
che cadono esattamente sull'asse si osserva la molteplicità e per i valori
nel semipiano positivo abbiamo instabilità.
Figura 11.1:
Regioni di stabilità (caso continuo e caso discreto)
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Nel discreto la situazione è analoga, ma viene considerata la
circonferenza goniometrica: le radici che cadono all'interno del
cerchio portano all'asintotica stabilità; per quelle che cadono
esattamente sulla circonferenza dobbiamo vederne la molteplicità, mentre
per i valori esterni abbiamo instabilità.
Fino ad adesso abbiamo sempre supposto che il punto di equilibrio si
trovi sull'origine (soprattutto per facilitare i calcoli), ma se così
non fosse? Con un opportuna traslazione degli assi di riferimento
cartesiano possiamo riportare la situazione nel caso studiato. L' esempio
seguente illustra come risolvere questo tipo di problema.
Esempio: Consideriamo l'equazione
Essa è un'equazione alle differenze a coefficienti costanti non omogenea;
per determinare il punto di equilibrio si risolve
Come abbiamo appena visto il punto di equilibrio non è nell'origine, ma
tramite una traslazione possiamo considerarlo come tale:
Sostituendo la variabile ottengo:
e abbiamo così ottenuto il punto di equilibrio nell'origine (quello che
cercavamo). Adesso studiamo la condizione nell'origine e vediamo se
effettivamente è equivalente a quella nella situazione originale.
Dalle considerazioni fatte in precedenza possiamo dire che abbiamo
asintotica stabilità (siamo dentro al cerchio di raggio
). Posso
infatti esimermi dal calcolo della soluzione effettiva (spesso comporta
calcoli molto laboriosi) poichè conosco a priori il suo comportamento. In
questo caso però, per verificare l'uguaglianza con la situazione non
traslata, esplicitiamo i calcoli:
se
tende a infinito
tende a
, come ci aspettavamo. Ma data la
sostituzione di prima, per tornare alla
che cercavamo:
che per
che tende a infinito tende a
, come volevasi dimostrare.
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2005-02-09